Tribunale di Milano. Sezione Lavoro sentenza del 07.02.2014 Contratto di agenzia. Qualificazione del rapporto come di parasubordinazione per la presenza dei requisiti della non occasionalità della prestazione, della coordinazione con il titolare e della personalità della prestazione. Conseguente presenza del rischio, in capo all’agente, concretizzantesi nell’assenza di una retribuzione fissa. Nella qualificazione di un contratto in genere si deve far riferimento alla comune volontà delle parti. Lo stesso deve essere fatto per qualificare un contratto di agenzia che, pure definibile quale rapporto di parasubordinazione per le innegabili affinità con il contratto di lavoro subordinato, da questo se ne distingue per il fatto che l’agente, a differenza del lavoratore subordinato, si assume il rischio che, nella fattispecie, si concretizza nell’assenza di una retribuzione fissa. In tale tipologia di rapporto questi, nell’esercitare la sua attività gode di una autonomia organizzativa che non viene inficiata dall’obbligo di osservare eventuali, legittime, istruzioni, anche minuziose, impartite dal preponente (Cass. n. 11264/2001). Il fatto che il contratto intervenuto tra agente e preponente contenga un esplicito riferimento all’autonomia e la precisazione dell’assenza di qualsivoglia vincolo di subordinazione alla cessazione del rapporto, è elemento univoco di un rapporto lavorativo diverso dalla subordinazione. Sempre la Corte di Cassazione (Cass. civ. n. 5698/2002) affermando la competenza del giudice del lavoro per le controversie insorte nel rapporto di agenzia, ha affermato essere tra i requisiti tipici di un rapporto di parasubordinazione, quale è il rapporto di agenzia, la non occasionalità della prestazione dell’agente, la coordinazione del titolare dell’azienda committente e la personalità della prestazione che si ha nel caso di prevalenza del lavoro personale dell’agente rispetto a quello di eventuali collaboratori.
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